Normativa

Il DDL Riforma delle Professioni Sanitarie: cosa prevede e cosa cambia per i dentisti

DDL Riforma delle Professioni Sanitarie

Come funziona: una legge delega

Prima di entrare nel merito, vale la pena chiarire la natura del provvedimento. Non si tratta di una legge che modifica direttamente le norme esistenti, ma di una legge delega: il Parlamento autorizza il Governo ad adottare, entro il 31 dicembre 2026, uno o più decreti legislativi per il riordino delle professioni sanitarie. Significa che la legge fissa principi e criteri direttivi, poi sarà il Governo a tradurli in norme concrete attraverso decreti attuativi. I dettagli operativi, insomma, arriveranno in una seconda fase.

I temi principali

Il DDL è strutturato in tre capi e nove articoli e affronta diversi nodi strutturali del sistema sanitario italiano.

Carenza di personale e attrattività del SSN. La riforma è pensata per rispondere alla carenza di organici, rendere le professioni più attrattive e allineare il Servizio Sanitario Nazionale ai nuovi scenari tecnologici, organizzativi e clinici. Gli emendamenti della maggioranza introducono la possibilità di una libera professione "diffusa" anche per i dipendenti del SSN, con l'obiettivo di trattenere professionisti che altrimenti abbandonano il pubblico.

Responsabilità professionale e scudo penale. È uno dei capitoli più attesi. Il testo riscrive l'articolo 590-sexies del Codice Penale, stabilendo che il professionista che segue linee guida e buone pratiche risponde solo per colpa grave, senza distinzioni tra imperizia, imprudenza e negligenza. Vengono introdotti criteri più aderenti alla realtà operativa: complessità dei casi, condizioni di lavoro, scarsità di risorse. L'obiettivo dichiarato è ridurre la medicina difensiva, che genera costi stimati intorno ai dieci miliardi di euro annui al sistema sanitario. Questo "scudo penale" era già stato prorogato temporaneamente dal Milleproroghe: la riforma lo renderebbe strutturale.

Riforma degli Ordini professionali. L'articolo 6 delega il Governo a rivedere la disciplina degli Ordini (Legge 3/2018), introducendo misure volte a valorizzare il ruolo degli Ordini professionali quali organi sussidiari dello Stato.Sono previsti anche maggiori poteri per le Commissioni d'albo nazionali e un nuovo organismo per la risoluzione dei conflitti di competenza tra profili professionali.

Competenze e formazione. La legge affida ad AGENAS la creazione di un sistema nazionale per identificare, aggiornare e coordinare le competenze delle diverse professioni in rapporto alle sfide della sanità digitale, dell'intelligenza artificiale e dell'integrazione ospedale-territorio.

Equo compenso per odontoiatri. Tra gli emendamenti della maggioranza, sul fronte dell'equo compenso è previsto un tavolo tecnico interministeriale che definirà i parametri per le prestazioni di medici e odontoiatri, con l'estensione della legge 49/2023 ai rapporti con persone fisiche.Si tratta di un tema rilevante per i liberi professionisti, che oggi non godono di parametri di riferimento vincolanti nei rapporti contrattuali.

Le novità specifiche per l'odontoiatria

Scuola di specializzazione in odontologia forense. Il DDL prevede esplicitamente la valorizzazione della scuola di specializzazione per gli odontoiatri, con un focus sul supporto all'attività forense. L'Albo dei CTU e dei periti dei Tribunali già oggi prevede un'area dedicata esclusivamente all'odontoiatria, quindi l'affinamento delle competenze specifiche attraverso una scuola di specializzazione è considerato un passo al passo con i tempi.

Il caso odontotecnici. Il tema più dibattuto in Commissione riguarda un emendamento della minoranza che vorrebbe includere l'odontotecnico tra le professioni sanitarie riconosciute. La FNOMCeO, attraverso la Commissione Albo Odontoiatri nazionale, si è espressa contro, sostenendo che non può esserci commistione tra l'attività professionale di studio odontoiatrico e quella artigianale del laboratorio odontotecnico, con il rischio di favorire confusioni e sovrapposizioni di ruoli che potrebbero aprire spazi all'abusivismo.La questione è ancora aperta e sarà uno dei punti più seguiti nell'iter parlamentare.

Arti ausiliarie. Un emendamento della maggioranza propone di delegare il Governo ad adottare, entro il 31 dicembre 2026, decreti legislativi per aggiornare la normativa che regola le arti ausiliarie delle professioni sanitarie. Si tratta di un intervento potenzialmente ampio, che toccherà anche le figure che gravitano intorno allo studio odontoiatrico: igienisti dentali, assistenti alla poltrona, e appunto odontotecnici.

Cosa rimane da fare

Il percorso è ancora lungo. Dopo l'esame in Commissione Affari Sociali della Camera, il testo dovrà essere votato dall'Aula, poi passare al Senato. Se approvato, il Governo avrà tempo fino al 31 dicembre 2026 per emanare i decreti legislativi attuativi. È in quella fase che si capirà la portata reale della riforma: i principi fissati dalla legge delega lasciano margini interpretativi ampi, e molto dipenderà da come verranno tradotti in norme operative.

Per gli studi odontoiatrici i punti di maggiore attenzione sono lo scudo penale strutturale, i parametri per l'equo compenso, l'eventuale riconoscimento degli odontotecnici come professione sanitaria e l'aggiornamento della normativa sulle arti ausiliarie. Quattro dossier distinti, ciascuno con implicazioni pratiche concrete sulla gestione quotidiana dello studio. Vale la pena tenerli monitorati.

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